Adorabile
mio sapiente Signore,
Dio Salvatore d'infinito Amore,
Bellezza, e di bellezze, unico vero Creatore
è in te che vuol perdersi
tutta la mia fiducia,
depositata presso la tua “e nostra” Madre:
era la più umile, ma dell'universo é la più grande
“con il suo aiuto, ad ozi
e a lavori vani
m'impegno senza mezzi termini a voler privarmi”.
Premuroso Padre, tu che raccogli
i figli sulla giusta via,
assumi anche me: desidero sinceramente donarti la mia vita,
il Sangue “del tuo Unigenito”,
è per me più che paga infinita,
fammi intraprendere il lavoro o l'azione più a te gradita
dammi sapienza e forza d'assolverla “perfettamente finita”;
sia, “il mio operato”,
per tutti, “un Pane profumato”, che faccia avvertire fragranza di
te,
chi ne “mangia”: senta il tuo sapore e ne avverta effetto salutare,
divenendo gratificante,
chiunque, si possa nutrire: nella consueta maniera delle tue derivanti cose
Sante;
evitami la gloria che è
più che ovvio, esclusiva cosa di tua proprietà,
ben sai quanto male mi farebbe: il meritato onore “di tuo diritto”,
che solo a te si confà,
mostra pure le mie vere “spigolose deficenze”, affinchè tutti
conoscano la mia vera “identità”.
Accogli tutto ciò che faccio,
“nel modo che sai”, anche se è già tutto tuo,
“se è poco”,
prendi anche quello che non faccio o faccio male, “sicuro è mio”,
come anche poco “puro”,
tutto io ti indirizzo per mezzo di colei che è Madre nostra, anche se
sei tu, il 1° Figlio suo;
Fammi notare la netta differenza
frà attività buona e quella cattiva,
affinchè possa tranquillamente produrre, solo ciò che il tuo Amore
attira, così sia.
"MAESTRO"
È un abito
eccelso,
troppi siamo portati a metterlo;
"se sei un
panettiere appena esperto,
devi stare alla moda, non mostrar difetto".
Ma ho compreso
che nessuno può farne sfoggio,
e solo a Dio calza Divimamente, “ma poco è l' elogio”;
indossandolo, mi
stà molto largo e mi rende gonfio.
L'udir chiamarmi
“maestro”, vien da rettificare “ma è
stra-no”,
un modo ironico ma naturale di confessare di non meritarlo:
è un abito che finchè vivrò, mi farà
sempre sentire a disagio;
un analfabeta “maestro”,
piccolo, “e ancor più di cultura”!
Troppo mi son servito
di quest'abito, “null'affatto di misura”,
lo debbo comunque a lui, se l'arte nel pane è ora molto
più diffusa,
mai la 1° scuola, sarebbe stata così ricercata e
conosciuta;
anche se anch'io
nel pane, sono stato forte promotore di scultura,
non posso ignorare il vero unico autore di tutta la natura,
“ascoltando Lui, scopri di ogni cosa la parte matura”;
chiaro s'ode nel
Vangelo di Matteo (23, 10-12):
“E NON FATEVI
CHIAMARE “MAESTRI”,
PERCHE' UNO SOLO E' IL VOSTRO MAESTRO, IL
CRISTO.
IL PIÙ GRANDE
TRA VOI SIA VOSTRO SERVO;
CHI INVECE SI INNALZERÀ SARÀ ABBASSATO
E CHI SI ABBASSERÀ SARÀ INNALZATO”.
Quando considero
che il vero maestro s'abbassa e lava i piedi,
e poco dopo si fa pane dando la vita per i suoi “allievi”:
mi vergogno ed arrossisco: io, non sono “come chiedi”.
Basta con “l'arroganza”
d'indossare l'abito così “spesso”,
io non ho ancora imparato nulla, è doveroso evidenziare
questo:
ricordare a me e a tutti, è “il pane di vita”,
l'unico vero Maestro.
“DEBITI”
Forse ad un concorso
di “questi”,
tu Ottavio, di sicuro vittorioso usciresti.
Troppi ne dovresti
avere, e molto pochi i crediti;
“chi è senza peccato scagli la prima pietra”,
udresti,
e con un umile esame, giovare a qualcuno potresti.
Verso il pane tradizionale non più di tanto t'impegneresti,
verso gl'interessati all'artistico non sempre lo doneresti,
verso tutti loro, non sempre generosamente ti presti,
verso quel Pane di Vita, mi sai tu dire, quanti debiti avresti?
Ma, normalmente
ti perdi a parlare di quei soliti pochi crediti:
le rare altrui offese, parole d'onore non mantenute, i raggiri:
la scaltrezza di
chi a tue spese, osa onorarsi autoprogredito:
piccolo credito, che non ti è proprio facile ammansirlo...
Quando “sulle
piazze”, vedi allievo dimostrare per orgoglio,
“i segreti che solo a lui erano diretti con serio accordo”...
stenti a nascondere
il riscaldarti facendo il brillante,
scorgendo in lui sforzato sorriso e sguardo evitante,
costretto da pelle tesa e di un rosso pallido mimetizzante.
Il dilatarsi dell'artistico
e dei troppi maestri con “doti”,
ha ormai trasformato l'Italia, ricolmandola di pani e di eroi.
Il coadiutore definito
dal “vertice”, artista per antonomasia:
ricercato “anni fa”, con avidità, promesse
e lodi, in ogni via,
ora, se s'incontra, “per alcuni”, crea imbarazzo
e non nostalgia.
Gli anni passano
volando, ma sapienti maestri rimangono,
maturano i cuori, addestrandoli a guardare nel profondo.
Vedi affievolirsi
il vigoroso interesse al pane artistico,
ma anche il crescere in quello che è di Vita, “l'Eucaristico”.
Ti rendi cosciente
di quanto, quest'altro pane, ti può dare,
come i tanti debiti, “che hai verso di lui”, li
vuol condonare.
Sentirsi dire,
“Padre perdona loro”... conviene scrutare,
qualsiasi cuore duro, può apprendere, “dilatare”
e donare:
chi non ha qualcosa da perdonare e farsi perdonare!
Se tu, “amico
allievo”, hai verso di me debiti sospesi,
non pensarci più, ho deciso di condonarteli, intesi!!!
Prima di nascondermi
all'umana vista, intendo dichiarare,
anche con pubblico proposito: ogni debito voglio saldare:
condonando i pochi creditori, anche il Pane di Vita voglio conquistare.
"5°
LIBRO"
Eccomi
Signore,
se Tu vuoi, anche in questo,
puoi mettere il tuo dolce sapore;
come al solito mi trovi piuttosto indeciso,
ma pronto ad affidarti tutto il giusto profilo;
certo anche in questo intendo mettercela tutta,
ma cosa può mai fare, l'albero, "incapace di far frutta"?
Ciò che ci circonda, cose Celesti e terreni, sono sempre
tue,
e solo quelle da noi meglio trattate ci aiuteranno a toccare mete
elevate;
infatti, d'animali ed altro in pane voglio parlare, nostri cari
amici d'amare,
tutti a nostra disposizione, lascia che ci diano anche questa
consolazione:
esclusivamente in pane, stessa materia in cui Tu stesso t'ami
donare,
non deriva forse da Te, anche il farci ornare l'utile tavolo e
casa tua, oh Re?
Considerando come m'affanno, fammi capace d'insegnarne "almeno
giusto canto";
non ti chiedo di conquistare mari e monti o popolazioni,
ma di promuovere un pane che possa ornarti in più Nazioni".
M'hai dato allievi migliori di me, sei il vero Creatore di cose
belle,
come non invogliarmi a far di più, per accrescere "stelle
di virtù "?
È bello, Signore, anche solo intendere di far ornare soprattutto
Te,
ma è ancora più bello fare soprattutto cose gradite
a Te:
nel fare la Tua SS.ma volontà, in cielo, in terra, "e
ovunque";
dacci il quotidiano pane, "che ci faccia capaci d'amare"!
Accetto che la scuola prosegua, purchè si tocchi la meta,
possibilmente con quelli più bisognosi "di completar
la scheda".
Sia il nostro operato,
un altro grazie per tutto ciò che ci hai donato.
"SEGRETI"
A te collega, se davvero col pane vuoi più creare,
volentieri cedo i segreti di cui le opere anticipano a realizzare;
da provvidenza a
uomo senza meriti, sono venuti,
ancor più felice sarò sapendo che anche a te li
ho ceduti;
e quando penso che
di nessun merito sono dotato,
troppo ingiusto era se neanche un segreto t'avessi svelato.
In ogni modo, ciò
che sembra che io ti dono, non è mio
ma soltanto dono che proviene da Dio:
lui vuole che a usufruirne non sia soltanto io.
Ti chiedo scusa se
mi sono fatto pagare,
non v'era alternativa d'adottare
per avere pane da mangiare.
Se vogliamo assieme
la fortuna toccare:
nel Vangelo di Giovanni (6' 48) vediamo dichiarare,
v'è un Pane più sublime senza niente pagare,
"purchè disponibili quotidianamente a spezzare";
sarà lo stesso
Pane, che il creatore ci farà incontrare
facendoci gustare la vera pace con la gioia di più amare;
di certo nella vita
sono le cose più importanti da sperimentare,
conseguentemente le uniche destinate aternamente a durare.
Si collega, per tutti
nel Pane vi è realmente abbondante VITA AMORE E "ARTE" da imparare.